Il cortile delle ortiche
Nell'incuria di mondi alla deriva Nei più remoti chiostri dell'oblio Nelle coltivazioni del tormento Pare non esserci lo sguardo di Dio
Solchi di smisurata fatica Varcano i confini del sangue Sotto piogge di terra battenti Che percorrono sterili lande
Raccolti di odio in abbondanza Il calco usato della sofferenza Senza rinunciare a sacre usanze Perché è calce fortificante
Nell'incuria di mondi alla deriva Nei più remoti chiostri dell'oblio Silenzio da mordere insieme alla polvere Silenzio da mordere insieme alla polvere
Mentre nell'alba ostinata Ogni sogno di gioia come sempre s'arrende Qui da noi la notte In una goccia sudata di noia scende
Incerto albeggiare
Carico
del mio nulla m’accompagno alla marina
Stolido
nel fango del mio stolto dipanare
Fili
aggrovigliati d’insensate filiazioni
Mi
rotolo contento di sapermi ancora odiare
Scivolo
in un deserto di tepidi rancori
Senza
porvi eccessiva attenzione
Transito
come arpeggio di pallidi furori
Subdola
variazione
Ritrovo
nel gran mare uno specchio a me gradito
Non
riflette l’ansia d’un lento naufragare
Fra
refoli di vento che raccontan le leggende
Dei
mille porti che mi è toccato visitare
Ironico
nel lamento
Senza
porvi attenzione
Procedo
quale ombra
Ebbra
di stagnazione
Ossimoro
di me stesso
Nell’attesa
liminare
Brancolo
nella luce
D’un incerto albeggiare
Una
strada lucida di pioggia
Scivolosa
come i ricordi
Vago
negli anni
Non
ricordo né nomi né volti
Non
ricordo né volti né nomi
Solo
paesaggi
È
un viaggio stabilito dal vento
Dalle
valli fino agli anfratti
Sfuggiti
all’inverno
Devoto
alle risonanze
Nelle
ombre delle nuvole
Abbandono
il silenzio
Ma
è un’eco che sbatte sulla sabbia
Precipitata
come un aquilone
In
un falso planare
Ed
è un raccogliersi tra le dita fredde
Aspettando
che un germoglio di sole
Asciughi
la polvere
Non
ricordo giorni né ore
Non
ricordo ore né giorni
Solo
stagioni
Forse
in un passato rovesciato
Come
acqua di fiume
Mi sono unito agli oceani
Viaggio
all’interno
Barcollo nel ritorno
Come barcollavo mentre andavo
Sentiero di vertigine
Riverbero di sale senza mare
In una culla di tabacco
Mi sono visto addormentare
Mentre dietro le mie serrande
Nel densocaldoscuro
Le parole della mente
Battono colpi di tamburo
Ti cerco nell’ingorgo
E forse anche prima ti cercavo
Ti cerco perché ho bisogno
Che mi racconti del cammino
Che ha la luce sulle cose
Nelle prime ore del mattino
Barcollo nel ritorno
Come barcollavo mentre andavo
Deserto di caligine
Prigione oscura senza mura
In una delle tante tane di ratto
Ho visto scivolare anche la luna
Mentre in fondo alla processione
Nel rituale dei miei tormenti
Il colore della mia pelle
È
sempre più il colore dei venti
Il
bacio di Polifemo
Varco la frontiera del tuo respiro
Approdo alla tua bocca
Grande come un arcobaleno rosso
Gonfia come un pupazzo di stoffa
Scivolo dentro all’estate
Scivolo dentro all’estate
Porto con me tutto quel che avevo
Le promesse, il silenzio e il passare del tempo
Mordo la tua esile fugace fuga
Il tuo bacio coatto
Io sono come il buio che si porta via il sole
Rapido e non chiede alcun riscatto
Douce
debonnaire
A
vous, douce debonnaire
Ai
mon cueur donné
Vo
vair euil mi font atraire
A
vous, ja n’en partiré
Ne
ja ne m’en quier retraire
Ains
vous serviré
Ains
vous serviré douce dame
Tant comme vivre
The
martyred earth
The
martyred earth displays her wounds
All
around the dying’s endless wails
Beneath
these vermilion sands
Lies
what once was a man
War,
not a word in the tongues of men
Such
horrors could enclose
A
snake whose coils extend so many leagues
That
its end you may never see
War
The
forlorn gaze of orphan children
Cries
of triumph on the mountain peaks
The
flames are swaying with the howling wind
From
fires that the horizons span
Le
leggi del vuoto
Il tuo sguardo vola morbido come il silenzio
Fino alle rovine sulla collina
E mi chiedi se resisteranno al tempo
Mentre io mi perdo
Nel mio concetto primordiale d’amore
Nella presunzione che basti toccarti il ventre
Per annegare il tuo dolore
Il tuo sguardo vola morbido come il silenzio
Richiamato dall’odore del mare
E mi chiedi fin dove lo porterà il vento
E io mi perdo
Nel cercare la fonte del tuo disagio
Nell’illusione che basti la mia parola
Per svegliarti e dirti… ora vola!
Ci sarebbe da correre
Per sfiancare questo antico terrore
Che rapisce le speranze
E ne ingurgita il sapore
Ma io mi specchio
Nel fuoco lucido del tuo sguardo
Giro lentamente su me stesso
E come un principe ubriaco m’attardo
Così tu scivoli tra le tue lacrime
Sino agli anfratti della memoria
Dove si rifugiano le ombre
Ben attente a non oltrepassare la soglia
E io mi lascio trascinare a osservare questo bianco silenzio
Nell’illusione che basti la mia parola
Per svegliarti e dirti… ora vola!
Asatoma
Asatoma sad gamaya
Tamasoma joyttr gmaya
Mityorma amrtam gamaya
Postura
arida
Scorgo nei tuoi passi un’andatura incerta
Rigida e scomposta
Come un meccanismo da lungo tempo in disuso
La tua ombra fatica a salire
E si appoggia alla tua incertezza
Nel tentativo lento di riprendere fiato
E tutto si fa più vistoso
Quando incontri la folla
Ma solo tra le ombre
Perché il gregge avanza con occhi semichiusi
Chissà cosa guarda quella donna
Mentre il freddo uncinato al trucco
Rovista nella sua memoria
In altri giorni di freddo
Con morbosa vanità
Sì, lo so, siamo prigionieri di una postura arida
Sì, lo so, siamo tutti schiavi di un comportamento
Ma ormai non ci possiamo più osservare
A meno che non ci si conosca già
Un sorriso, una somiglianza
Non sono ben accetti sul treno della diffidenza
Sono attimi rubati alla nostra sacra intimità
Anche se poi scendiamo tutti velocemente sulla spiaggia
A osservare l’arcobaleno che sfuma
Perché come sempre impaziente sta giungendo la sera
Sul dorso sporco della bruma
Ardesia
Scivolo sulla pietra liscia
Non cerco appigli inesistenti
Mi limito a rallentare il corso
Dei pensieri, il flusso del sangue
Scivolo rivolgendomi al cielo
Mi par già di non sentire più la forza
Che mi schiaccia al suolo
Il grande paragone con quello che non sono
Mi riposo all’ombra del castagno
Raccogliendo i frutti dei morituri
Ricamando lenzuola di virtù
Mi canto ninnananne allo specchio
M’addormento svegliandomi all’alba
Rovistando nella cenere ardente
Preparando colazioni di stima
Che tutti s’avventano a consumare
Scivolo sulla carta ingiallita
Non cerco di leggere parole
M’impongo di tenere conserti
Le mani, le labbra e gli emisferi
Scivolo rendendo al tuo dolore
Quel che ancora non ho prosciugato
Forse uno sguardo, un bacio distratto
La vergogna, il disonore, la vita
Mi quieto sollevando il capo
Scivolando sempre più in su
Garantendo al mio corpo mortale
Un istante di pura empatia
E mi accorgo di non dimenticare
Brulicando di spente passioni
Tramortendo le ombre del sogno
Che poi solo rimango a spiare