Il bacio di Polifemo(2004)

 

Il cortile delle ortiche
Nell'incuria di mondi alla deriva
Nei più remoti chiostri dell'oblio
Nelle coltivazioni del tormento
Pare non esserci lo sguardo di Dio
Solchi di smisurata fatica
Varcano i confini del sangue
Sotto piogge di terra battenti
Che percorrono sterili lande
Raccolti di odio in abbondanza
Il calco usato della sofferenza
Senza rinunciare a sacre usanze
Perché è calce fortificante
Nell'incuria di mondi alla deriva
Nei più remoti chiostri dell'oblio
Silenzio da mordere insieme alla polvere
Silenzio da mordere insieme alla polvere
Mentre nell'alba ostinata
Ogni sogno di gioia come sempre s'arrende
Qui da noi la notte
In una goccia sudata di noia scende
 
 

Incerto albeggiare

Carico del mio nulla m’accompagno alla marina

Stolido nel fango del mio stolto dipanare

Fili aggrovigliati d’insensate filiazioni

Mi rotolo contento di sapermi ancora odiare

Scivolo in un deserto di tepidi rancori

Senza porvi eccessiva attenzione

Transito come arpeggio di pallidi furori

Subdola variazione

 

Ritrovo nel gran mare uno specchio a me gradito

Non riflette l’ansia d’un lento naufragare

Fra refoli di vento che raccontan le leggende

Dei mille porti che mi è toccato visitare

 

Ironico nel lamento

Senza porvi attenzione

Procedo quale ombra

Ebbra di stagnazione

 

Ossimoro di me stesso

Nell’attesa liminare

Brancolo nella luce

D’un incerto albeggiare

 

 

Le insidie del cammino a ritroso

Una strada lucida di pioggia

Scivolosa come i ricordi

Vago negli anni

 

Non ricordo né nomi né volti

Non ricordo né volti né nomi

Solo paesaggi

 

È un viaggio stabilito dal vento

Dalle valli fino agli anfratti

Sfuggiti all’inverno

 

Devoto alle risonanze

Nelle ombre delle nuvole

Abbandono il silenzio

 

Ma è un’eco che sbatte sulla sabbia

Precipitata come un aquilone

In un falso planare

Ed è un raccogliersi tra le dita fredde

Aspettando che un germoglio di sole

Asciughi la polvere

 

Non ricordo giorni né ore

Non ricordo ore né giorni

Solo stagioni

 

Forse in un passato rovesciato

Come acqua di fiume

Mi sono unito agli oceani

 

 

Viaggio all’interno

Barcollo nel ritorno

Come barcollavo mentre andavo

Sentiero di vertigine

Riverbero di sale senza mare

In una culla di tabacco

Mi sono visto addormentare

Mentre dietro le mie serrande

Nel densocaldoscuro

Le parole della mente

Battono colpi di tamburo

 

Ti cerco nell’ingorgo

E forse anche prima ti cercavo

Ti cerco perché ho bisogno

Che mi racconti del cammino

Che ha la luce sulle cose

Nelle prime ore del mattino

 

Barcollo nel ritorno

Come barcollavo mentre andavo

Deserto di caligine

Prigione oscura senza mura

In una delle tante tane di ratto

Ho visto scivolare anche la luna

Mentre in fondo alla processione

Nel rituale dei miei tormenti

Il colore della mia pelle

È sempre più il colore dei venti

 

Il bacio di Polifemo

Varco la frontiera del tuo respiro

Approdo alla tua bocca

Grande come un arcobaleno rosso

Gonfia come un pupazzo di stoffa

 

Scivolo dentro all’estate

Scivolo dentro all’estate

Porto con me tutto quel che avevo

Le promesse, il silenzio e il passare del tempo

 

Mordo la tua esile fugace fuga

Il tuo bacio coatto

Io sono come il buio che si porta via il sole

Rapido e non chiede alcun riscatto

 

Douce debonnaire

A vous, douce debonnaire

Ai mon cueur donné

Vo vair euil mi font atraire

A vous, ja n’en partiré

Ne ja ne m’en quier retraire

Ains vous serviré

Ains vous serviré douce dame

Tant comme vivre

 

The martyred earth

The martyred earth displays her wounds

All around the dying’s endless wails

Beneath these vermilion sands

Lies what once was a man

 

War, not a word in the tongues of men

Such horrors could enclose

A snake whose coils extend so many leagues

That its end you may never see

War

 

The forlorn gaze of orphan children

Cries of triumph on the mountain peaks

The flames are swaying with the howling wind

From fires that the horizons span

 

Le leggi del vuoto

Il tuo sguardo vola morbido come il silenzio

Fino alle rovine sulla collina

E mi chiedi se resisteranno al tempo

Mentre io mi perdo

Nel mio concetto primordiale d’amore

Nella presunzione che basti toccarti il ventre

Per annegare il tuo dolore

 

Il tuo sguardo vola morbido come il silenzio

Richiamato dall’odore del mare

E mi chiedi fin dove lo porterà il vento

E io mi perdo

Nel cercare la fonte del tuo disagio

Nell’illusione che basti la mia parola

Per svegliarti e dirti… ora vola!

 

Ci sarebbe da correre

Per sfiancare questo antico terrore

Che rapisce le speranze

E ne ingurgita il sapore

 

Ma io mi specchio

Nel fuoco lucido del tuo sguardo

Giro lentamente su me stesso

E come un principe ubriaco m’attardo

 

Così tu scivoli tra le tue lacrime

Sino agli anfratti della memoria

Dove si rifugiano le ombre

Ben attente a non oltrepassare la soglia

E io mi lascio trascinare a osservare questo bianco silenzio

Nell’illusione che basti la mia parola

Per svegliarti e dirti… ora vola!

 

Asatoma

Asatoma sad gamaya

Tamasoma joyttr gmaya

Mityorma amrtam gamaya

 

Postura arida

Scorgo nei tuoi passi un’andatura incerta

Rigida e scomposta

Come un meccanismo da lungo tempo in disuso

 

La tua ombra fatica a salire

E si appoggia alla tua incertezza

Nel tentativo lento di riprendere fiato

 

E tutto si fa più vistoso

Quando incontri la folla

Ma solo tra le ombre

Perché il gregge avanza con occhi semichiusi

 

Chissà cosa guarda quella donna

Mentre il freddo uncinato al trucco

Rovista nella sua memoria

In altri giorni di freddo

Con morbosa vanità

 

Sì, lo so, siamo prigionieri di una postura arida

Sì, lo so, siamo tutti schiavi di un comportamento

Ma ormai non ci possiamo più osservare

A meno che non ci si conosca già

 

Un sorriso, una somiglianza

Non sono ben accetti sul treno della diffidenza

Sono attimi rubati alla nostra sacra intimità

Anche se poi scendiamo tutti velocemente sulla spiaggia

A osservare l’arcobaleno che sfuma

Perché come sempre impaziente sta giungendo la sera

Sul dorso sporco della bruma

 

Ardesia  

Scivolo sulla pietra liscia

Non cerco appigli inesistenti

Mi limito a rallentare il corso

Dei pensieri, il flusso del sangue

Scivolo rivolgendomi al cielo

Mi par già di non sentire più la forza

Che mi schiaccia al suolo

Il grande paragone con quello che non sono

 

Mi riposo all’ombra del castagno

Raccogliendo i frutti dei morituri

Ricamando lenzuola di virtù

Mi canto ninnananne allo specchio

M’addormento svegliandomi all’alba

Rovistando nella cenere ardente

Preparando colazioni di stima

Che tutti s’avventano a consumare

 

Scivolo sulla carta ingiallita

Non cerco di leggere parole

M’impongo di tenere conserti

Le mani, le labbra e gli emisferi

Scivolo rendendo al tuo dolore

Quel che ancora non ho prosciugato

Forse uno sguardo, un bacio distratto

La vergogna, il disonore, la vita

 

Mi quieto sollevando il capo

Scivolando sempre più in su

Garantendo al mio corpo mortale

Un istante di pura empatia

E mi accorgo di non dimenticare

Brulicando di spente passioni

Tramortendo le ombre del sogno

Che poi solo rimango a spiare

 

 


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